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filosofia9 min di lettura

Sul silenzio delle cose

Una fenomenologia dell'oggetto che tace: ciò che le cose trattengono quando smettiamo di interrogarle.

EMElia MarcatoAutore · 4 giugno

C'è un momento, nelle stanze a lungo abitate, in cui gli oggetti smettono di rispondere. Non sono muti per difetto: tacciono per accumulo. Hanno assorbito tante domande da non restituirne più nessuna.

Husserl ci insegna a mettere il mondo tra parentesi. Ma cosa resta di una tazza quando ne sospendiamo l'uso? Non la sua essenza pura — resta il suo silenzio, che è una forma di presenza più antica del significato.

Propongo di chiamare attenzione disinteressata quello sguardo che non chiede nulla all'oggetto e per questo, finalmente, lo lascia essere. È un esercizio difficile: la nostra percezione è quasi sempre già una richiesta.

Forse contemplare non significa vedere meglio, ma smettere di domandare. Il silenzio delle cose comincia esattamente dove finisce la nostra fretta.

#fenomenologia#attenzione#oggetti

I margini

3 postille
VL
Vera3 ore fa

«Tacciono per accumulo» è una tesi, non un'immagine: andrebbe difesa. Però che immagine.

GS
Giordanaieri

Qui sento Rilke più che Husserl. Ed è un complimento.

TA
Teoieri

Propongo di portare «attenzione disinteressata» come nodo del percorso.

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parte del percorso
Il problema dell'attenzione

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