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arti figurative8 min di lettura

Modi di vedere

John Berger ci ha insegnato che guardare non è innocente: vediamo a partire da ciò che sappiamo e crediamo. Lo sguardo è un atto.

VLVera Lo CascioLettrice critica · 10 giugno

«Il modo in cui vediamo le cose è influenzato da ciò che sappiamo o crediamo», scriveva John Berger. Non esiste l'occhio puro: arriviamo davanti a un quadro già carichi di storia, di parole, di pregiudizi.

Da qui la sua tesi più scomoda: per secoli un'élite ci ha spiegato come dovevamo guardare l'arte, trasformando i quadri in beni da possedere e i significati in privilegio. Berger ci invita a tirare la tenda e guardare con i nostri occhi.

Guardare, allora, è un atto attivo — e perfino politico. Dove e quando vediamo qualcosa cambia ciò che vediamo. Non è un caso che il suo capitolo più celebre riguardi lo sguardo maschile sul corpo femminile nella pittura europea.

«Ways of Seeing» non è un manuale di storia dell'arte: è un esercizio di libertà. Ci ricorda che la prima cosa da emancipare, davanti a un'immagine, è il nostro stesso occhio.

#sguardo#berger#politica

I margini

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Teo2 giorni fa

Berger e Sontag si rispondono a distanza. Un nodo tra Sguardi e Visioni?

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