Modi di vedere
John Berger ci ha insegnato che guardare non è innocente: vediamo a partire da ciò che sappiamo e crediamo. Lo sguardo è un atto.
«Il modo in cui vediamo le cose è influenzato da ciò che sappiamo o crediamo», scriveva John Berger. Non esiste l'occhio puro: arriviamo davanti a un quadro già carichi di storia, di parole, di pregiudizi.
Da qui la sua tesi più scomoda: per secoli un'élite ci ha spiegato come dovevamo guardare l'arte, trasformando i quadri in beni da possedere e i significati in privilegio. Berger ci invita a tirare la tenda e guardare con i nostri occhi.
Guardare, allora, è un atto attivo — e perfino politico. Dove e quando vediamo qualcosa cambia ciò che vediamo. Non è un caso che il suo capitolo più celebre riguardi lo sguardo maschile sul corpo femminile nella pittura europea.
«Ways of Seeing» non è un manuale di storia dell'arte: è un esercizio di libertà. Ci ricorda che la prima cosa da emancipare, davanti a un'immagine, è il nostro stesso occhio.
I margini
2 postille«Emancipare l'occhio» prima dell'opera: è il programma di tutta la libraia, in fondo.
Berger e Sontag si rispondono a distanza. Un nodo tra Sguardi e Visioni?