La cosa e la sua ombra
La natura morta è il genere più umile e il più filosofico: mette in posa gli oggetti perché finalmente li guardiamo. In dialogo con «Sul silenzio delle cose».
La natura morta è stata a lungo considerata il genere minore della pittura: niente eroi, niente storia, solo una brocca, un limone, un teschio, un panno. Eppure è forse il più filosofico.
Mettere in posa gli oggetti significa togliere loro l'uso. Una mela dipinta non si mangia: resta lì, restituita al solo fatto di esserci. È lo stesso esercizio che, su queste pagine, Elia chiamava «attenzione disinteressata».
I pittori di nature morte lo sapevano: dipingere una cosa con cura è un modo di amarla senza pretendere niente. La luce su una superficie, l'ombra che un oggetto getta su un altro — tutto diventa importante quando smettiamo di volercene servire.
Forse ogni natura morta è un piccolo memento: anche le cose tacciono, e nel loro silenzio durano più di noi. Guardarle bene è già una forma di gratitudine.
I margini
1 postilleGrazie per aver legato la natura morta al silenzio delle cose. Non l'avevo visto, ed era lì.