Troppe immagini
Sontag temeva la dispersione e l'assuefazione dell'occhio. Cosa resta della fotografia quando ne produciamo migliaia al giorno?
Sontag scriveva prima degli smartphone, eppure aveva già visto il rischio: l'eccesso di immagini che anestetizza. Quando tutto è fotografato, niente fa più impressione; l'occhio si abitua, e l'abitudine è una forma di cecità.
Non è un problema di quantità soltanto. È che produrre immagini a getto continuo cambia il nostro modo di stare nel mondo: viviamo già pensando a come fotograferemo ciò che ci accade, e così smettiamo di lasciarcelo accadere davvero.
La domanda non è se scattare meno, ma se sappiamo ancora guardare. Una fotografia vale per l'attenzione che le diamo, non per il numero di volte che la produciamo.
Forse l'antidoto è antico: tornare a poche immagini e abitarle. Lasciare che una sola fotografia ci tenga compagnia per un anno, invece di mille che scorrono via in un pomeriggio.