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Fotografare è trattenere

Per Susan Sontag scattare è una forma di possesso: ci illudiamo di tenere un passato che non torna. Nota sulla malinconia delle immagini.

TATeo AnsaldiCuratore · 10 giugno

«Fotografare è appropriarsi della cosa fotografata», scriveva Susan Sontag. Ogni scatto è un piccolo gesto di possesso: mettiamo il mondo in una scatola e ce lo portiamo via.

Ma è un possesso immaginario. La fotografia ci consegna un passato che non è mai stato così: lo fissa, lo lucida, lo rende abitabile. E proprio per questo le immagini hanno una vena malinconica — sono promemoria del tempo che passa, e della nostra mortalità.

C'è poi la questione che Sontag non lascia cadere: fotografare è scegliere. Chi inquadriamo, come lo mostriamo, cosa lasciamo fuori. Non è mai pura registrazione, è sempre una posizione. Una società più giusta, suggeriva, potrebbe cominciare da qui: da come decidiamo di guardare gli altri.

Trattenere, allora, è anche una responsabilità. Ciò che fermiamo in un'immagine lo consegniamo agli occhi di chi verrà.

#memoria#etica#sontag

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Lo sguardo e il tempo

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