Ekphrasis: dire il visibile
Da Omero a Keats, la scrittura insegue ciò che la pittura mostra. Sul tentativo, sempre imperfetto, di far vedere con le parole.
C'è una parola greca per l'arte di descrivere un'opera d'arte: ekphrasis. È la scrittura che prova a far vedere ciò che non è davanti agli occhi del lettore — a rendere presente un'immagine assente.
Il primo esempio è antichissimo: nell'Iliade, Omero dedica versi e versi allo scudo di Achille, descrivendone le scene fino a farcele apparire. Millenni dopo, Keats interroga un'urna greca come se potesse rispondergli.
L'ekphrasis è una sfida persa in partenza, e proprio per questo bellissima: le parole non saranno mai il quadro. Ma nel fallimento accade qualcosa — la descrizione non copia l'immagine, la pensa, la interroga, la fa parlare.
Scrivere di un'opera è entrarci dentro a passo lento. Si esce conoscendo meglio non solo il quadro, ma il proprio modo di guardarlo.