Libreria
arti figurative7 min di lettura

Ekphrasis: dire il visibile

Da Omero a Keats, la scrittura insegue ciò che la pittura mostra. Sul tentativo, sempre imperfetto, di far vedere con le parole.

EMElia MarcatoAutore · 11 giugno

C'è una parola greca per l'arte di descrivere un'opera d'arte: ekphrasis. È la scrittura che prova a far vedere ciò che non è davanti agli occhi del lettore — a rendere presente un'immagine assente.

Il primo esempio è antichissimo: nell'Iliade, Omero dedica versi e versi allo scudo di Achille, descrivendone le scene fino a farcele apparire. Millenni dopo, Keats interroga un'urna greca come se potesse rispondergli.

L'ekphrasis è una sfida persa in partenza, e proprio per questo bellissima: le parole non saranno mai il quadro. Ma nel fallimento accade qualcosa — la descrizione non copia l'immagine, la pensa, la interroga, la fa parlare.

Scrivere di un'opera è entrarci dentro a passo lento. Si esce conoscendo meglio non solo il quadro, ma il proprio modo di guardarlo.

#scrittura#ekphrasis#omero

I margini

0 postille
parte del percorso
I modi di vedere

Continua a leggere

arti figurative5 min

La cosa e la sua ombra

La natura morta è il genere più umile e il più filosofico: mette in posa gli oggetti perché finalmente li guardiamo. In dialogo con «Sul silenzio delle cose».

TATeo Ansaldi·13 giugno·5 min
arti figurative9 min

Il nudo e lo sguardo

Berger distingueva l'essere nudi dall'essere un nudo: nella pittura europea il corpo è spesso dipinto per un occhio che possiede. Note su chi guarda.

GSGiordana Svelvi·13 giugno·9 min